Questo 8 di Gennaio, come augurio per l’anno nuovo, è comparso sul sito della Citta della Salute e della Scienza di Torino l’avviso per la manifestazione di interesse riguardo alla riapertura della Stanza dell’Ascolto all’ospedale Sant’Anna.
La notizia è stata subito ripresa da divers3 collettiv3 femminist3 e altrettanti quotidiani, generando reazioni giustamente accaldate online. Tant’è che ad oggi, sul sito dove è stato pubblicato, c’è un blocco all’accesso dell’avviso : se si battono i keyword “stanza dall’ascolto”, il sito rimanda a una pagina proibita…
Questo debole tentativo di mettere sotto sordina la notizia si inserisce nel quadro di manovre torbide della giunta della Regione Piemonte per far passare la presenza del Movimento Pro-Vita all’interno dell’ospedale pubblico e la sovvenzione di questa presenza da parte di fondi pubblici.
La storia della Stanza dell’Ascolto all’ospedale Sant’Anna inizia nel 2023, quando l’Azienda Regionale Città della Salute e della Scienza di Torino stipula una convenzione con il Movimento per la Vita “G. Foradini” di Rivoli, per l’apertura e l’amministrazione di una stanza all’interno dell’ospedale, dove degli esponenti dei Centri di Aiuto alla Vita potranno incontrare le persone gestanti che si presentano per un’intervento di IVG, e cercare di convincerle a proseguire la gravidanza, proponendo aiuti materiali e supporto psicologico atto ad “accettare la nuova vita”.
Un ricorso è stato presentato al TAR da associazioni e sindacati prima ancora dell’apertura della Stanza, che apre comunque nel Settembre del 2024. Interviene un anno dopo la sentenza del TAR del Luglio 2025, che sostanzialmente decreta la chiusura della Stanza dell’Ascolto, perché le strutture che la promuovono (dunque il Movimento per la Vita e la rete del Centri Aiuto alla Vita) si oppongono nei loro statuti alla legge 194, rendendo di fatto illegale la loro presenza all’interno di una struttura pubblica.
Ma ecco che, in questo inizio anno 2026, riparte la convenzione tra il Movimento per la Vita e la Direzione dell’Ospedale del Sant’Anna per una riapertura della Stanza dell’ascolto.
Sono state rivalutate le forme ma non il fondo, riscritta la convenzione, levigate le asperità : una vittoria per l’assessore Marrone, che continua a voler traviare il senso di libera scelta, e rivendica, assieme al Movimento Pro Vita tutto, che nel 2025 la libera scelta è anche libera scelta contro l’aborto. Una grossolana contraddizione storica.
Ad oggi quindi, il Piemonte sta continuando a fare da apri pista ad un disegno più ampio del Governo di estendere la presenza delle associazioni antiabortista in tutto il Paese, attaccando non il formale diritto ad abortire, ma erodendo e aggirando la 194 approfittando dei vuoti sistemici nella medicina territoriale e del progressivo smantellamento dell’ospedale pubblico.
A conferma di questo, si aggiunge il rinnovamento per il quarto anno successivo del finanziamento al fondo Vita Nascente di 940 000 euro.
Che cos’è il fondo Vita Nascente?
Come spiegavamo già in nell’articolo del 12/12/2022 Abortire in Val Susa, si tratta di un fondo promosso dall’assessore alle politiche sociali, il dichiaratissimo fascista Maurizio Marrone, che prevedeva nel 2022 460mila euro, fondo rinnovato poi ogni anno fino a questo inizio 2026 per una cifra di 940 mila euro.
Questi fondi sono destinati a finanziare le azioni di associazioni ed enti che dichiarano di aiutare le donne che decidono di non abortire e portare avanti la gravidanza, coprendo i costi di affitto, mutuo, bollette, o che serviranno per acquistare prodotti per la cura del neonato.
Di queste centinaia di migliaia erogati annualmente, una grossa parte è data ad associazioni del terzo settore attivi nei movimenti per la vita ovvero antiabortisti, e accreditate presso le ASL. Da quando questo fondo è attivo, i tentativi di monitorare le rendicontazioni e l’attività delle suddette associazioni sono molto difficili, per quanto i pochi dati disponibili fanno capire che una grossa parte dei soldi à destinata al funzionamento stesso delle associazioni, al finanziamento di prodotti per aiutare le famiglie, e anche di varissime prestazioni di natura pseudo-psicologica atte ad “aiutare” le persone gestanti ad “accettare la maternità” e “l’arrivo di una nuova vita”.
Perché, invece di potenziare le reti dei consultori e il personale qualificato già presente all’interno dei luoghi della salute pubblica, si investe su realtà di matrice antiabortista facendole entrare dalla porta principale del pubblico?
Purtroppo la risposta è semplice : le politiche di destra cercano di collocarsi su dei temi sociali tradizionalmente di sinistra, proponendo aiuti puntuali là dove serve una rimessa in discussione di tutto un sistema. E’ emblematico che il Movimento Pro Vita si voglia collocare nell’ospedale, a fine della concatenazione di eventi e scelte che portano una persona gestante a varcarne la soglia per ricevere un’intervento di IVG.
Non hanno interesse a cambiare lo stato delle cose per le persone, hanno interesse a prendere terreno, farsi vedere e legittimarsi sotto finte vesti sociali, per adempire a un’obiettivo dichiarato già nel 2022 di entrare nel merito delle scelte fatte per loro dalle persone gestanti, su una base ideologica intrisa di religione e fascismo.
Per approfondimenti : https://www.meltingpot.org/2025/07/sottotraccia/
